L’argine

Posted on settembre 7, 2010

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Un’opera dell’uomo, ma per noi era IL mondo dell’avventura.

L’argine è una protezione dalla potenza imprevedibile del Po ma anche una barriera del Po per difendersi dagli abitanti, non sempre rispettosi, né del fiume né di tutto quel che serve per farlo vivere e respirare.

Che dire: l’argine era il regno di bambini, di cani randagi o solo liberi, altri animali. Soprattutto dei più selvatici, almeno di quelli che ci possiamo permettere nella pianura.

Ponghe orripilanti, cornacchie che in alcuni momenti gracchiavano senza sosta, in altri stavano appostate in silenzio per attendere qualche occasione.
Scarse le poiane, molto più spesso fagiani che attraversavano impauriti la parte ghiaiosa fuggendo verso la golena, zanzare come elicottero che nelle due ore successive al tramonto attaccavano vampirescamente qualsiasi essere vivente dotato di sangue.
A volte, scendendo dal lato “umido” c’era qualche sparuta biscia d’acqua.

L’argine e la grande golena che copre migliaia di biolche del sud del comune, erano LA la fascia di scorrerie e di camminate avventurose, ma anche luogo d’incontro tra persone di zone diverse, spesso diffidenti tra di loro.

Per noi l’argine arrivò ad essere una divinità pagana, incarnata in migliaia di metri cubi di terra, la “nostra” terra.
Rotolare giù dai sui fianchi, braghe e maniche corte, in mezzo ad erbe ed ortiche con pruriti inimmaginabili, le discese “a volo d’angelo” d’inverno con gli slittini, erano dei riti pagani.

La cosa più esaltante per me era la salita, soprattutto la prima del giorno. Dopo la scuola, il pranzo ed il pisolino, era una grande gioia.

Partire di corsa da casa e fare a gara con gli amici a salire a perdifiato il primo argine. Quando arrivi sopra ansimi come un cane ma hai una sensazione meravigliosa, come quando sei sulla cima della montagna.
10 secondi prima sei solo ai suoi piedi e vedi solo una montagna d’erba.
Poi parti, una falcata, poi un’altra e via.
Improvvisamente, un ultimo balzo e vedi tutta la spianata della golena, gli alberi, e gli arbusti e poi lui, il Po. E vedi il cielo e gli uccelli, e l’aria è improvvisamente più leggera. Ti senti un piccolo eroe.

Il tutto con le mie meravigliose Adidas Rom, bianche con le tre striscie blu, con un insieme piede-tomaia dove plastica, sudore e pioggia si coagulavano in uno strato praticamente idrorepellente, che quando non “repelleva”, ci si bagnavano i piedi e li ci si tenevamo l’acqua ed il fango così com’erano, sino a sera.

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